
Non ho letto il best seller di Roberto Saviano, scrittore e giornalista napoletano, ma il film “Gomorra” mi ha interessata perché racconta la storia vera di un'Italia sommersa e cioè dell’universo dei clan che dominano e uccidono nelle province di Napoli e Caserta con una logica asciutta e spietata, la stessa usata dai “camorristi”.
Il film è stato girato nei luoghi veri dove sono ambientati i fatti tra Scampia, il Centro delle Vele e il Marcianise e, racconta di cinque storie che alimentano l'intreccio di potere, sangue e disperazione di cui la camorra o "il sistema" si vive.
C'è - Don Ciro (Gianfelie Imparato), il pavido e discreto pagatore delle famiglie dei clan,che di fronte all’imperversare della guerra degli scissionisti pur di salvarsi è costretto a tradire;
-Totò (Salvatore Abruzzese), tredici anni e tanta voglia di diventare grande, si sottopone al rito di iniziazione del colpo di pistola ricevuto col giubbetto antiproiettile;
-Marco e Ciro, due cani sciolti col mito di Al Pacino-Scarface, che hanno scritta sulla loro giovane faccia la brutta morte che gli tocca ;
-Pasquale (Salvatore Cantalupo), il sarto che lavora di notte per fare abiti da haute couture per i grandi stilisti del Nord e per le star del cinema;
-Franco (Toni Servillo), efficiente gestore dei rifiuti tossici per la camorra, che libera dai veleni il Nordest per portarli nelle cave di Marcianise e dintorni.
Per l'ottimo lavoro , per la originalità delle scene e per l'attualità del tema sociale che sia l'autore che il regista del film hanno scelto auguro che sia premiato e che diventi un film "universale".
