domenica 3 maggio 2009
venerdì 1 maggio 2009
I° Maggio festa dei lavoratori
I° Maggio : Si festeggia un fantasma
Autore: Nichi Vendola
Oggi si festeggia un fantasma. Quella degli ultimi decenni è la storia di un occultamento e di una rimozione, di un progressivo, inesorabile, slittamento del lavoro dal ruolo centrale che gli assegnava la Costituzione repubblicana a postazioni sempre più periferiche, sino a finire nelle brume di una estrema banlieu, pudicamente celato alla vista. Disincarnato, ridotto a variabile duttile nelle stime dei tecnocrati o nei conti di manager grandi e piccoli, il lavoro è stato amputato della sua realtà concreta. Nella penombra di quella periferia sociale, si è consumata e quotidianamente si consuma una strage ignorata, tollerata, e oramai persino incentivata. Mentre il proscenio discuteva di veline e si azzuffava su particolari, parlava sempre e comunque d’altro, in quelle tenebre ha avuto libero corso l’imposizione di salari che erano da crisi anche quando la crisi non c’era, si è affermato un nuovo mercato del lavoro modellato sulle vecchissime forme del caporalato, fondato sul ricatto del precariato permanente e della disoccupazione endemica, sulla sottrazione di ogni potere contrattuale dei lavoratori, avvertito ormai come insopportabile pastoia che intralcia la logica sovrana del profitto.
Grazie a quella stessa “invisibilità” del lavoro, oggi, si studiano e allestiscono strategie feroci, che mirano a far pagare per intero i costi della crisi proprio a chi della crisi è vittima principale, i lavoratori dipendenti in cassa integrazione o peggio, i precari a spasso, l’esercito di giovani colti e preparati del sud costretti a una nuova migrazione di massa. Quella degli ultimi decenni è la vicenda di un beffardo slittamento semantico, che ha celato sotto le voci “modernità” e modernizzazione” un gigantesco ritorno al passato, passando per lo smantellamento di tutti i diritti conquistati dai lavoratori nel corso di due secoli di conflitto sociale, che ha ripristinato e restituito legittimità a vere e proprie forme di schiavismo. Chi può davvero credere che la scomparsa della rappresentanza politica del mondo del lavoro dal Parlamento italiano proprio al termine di questo immenso processo storico sia casuale, frutto di mera coincidenza?
C’è un solo modo, allora, di festeggiare questo primo maggio: farne la stazione di partenza per imboccare un tragitto inverso. Iniziare, da oggi, da subito, qui e ora, da questa campagna elettorale, a restituire realtà, concretezza e visibilità al lavoro. Imporre la sua centralità da subito, a partire dalle strategie per fronteggiare la crisi, sapendo che dalla crisi stessa non si potrà uscire senza restituire carne e sangue a quel fantasma, senza richiamare al centro della scena sociale, politica e persino culturale quel che da troppo tempo ne è rimosso. Questa crisi è frutto della stessa politica, delle stesse politiche, delle stesse logiche che hanno per trent’anni umiliato e assediato il lavoro e i lavoratori. Non si può sperare di risolverla con gli stessi strumenti che l’hanno determinata.
Abbiamo scelto di superare una volta per tutte l’antica e disastrosa separazione tra la difesa dei diritti sociali e di quelli civili. Dobbiamo sapere che i diritti dei lavoratori sono oggi al centro di questo scontro, e se non riusciremo a ripristinarli, a imporne un nuovo rispetto, il prezzo sarà pagato da tutti. Anche da chi, oggi, si batte per difendere il diritto alla propria sessualità, alle proprie scelte, alla libertà del proprio corpo.
Abbiamo scelto di chiamarci Sinistra e Libertà. Dobbiamo ricordare, a noi e a tutte e a tutti, che senza affrancamento dal bisogno, dal ricatto del precariato, dall’assenza di diritti sul lavoro, la parola Libertà è solo un simulacro.
Nichi Vendola
domenica 26 aprile 2009
La sinistra secondo Nichi Vendola
Lavoro, ambiente e centralità della vita: ecco la nuova Sinistra (e Libertà) secondo Nichi Vendola - E' LA VIDEOINTERVISTA ESCLUSIVA DI AFFARITALIANI.IT
venerdì 24 aprile 2009
Il video di Ao Longe O Mar dei Madredeus
Testi canzoni Testi canzoni di Madredeus Testo della canzone Ao Longe O Mar
Immobile quiete, serenità impassibile,senso di eternità che riempie il cuore. E'come se l'anima vola dal proprio corpo e raggiunge mete lontane, paradisi vissuti.Ti sembra di vedere persone trasparenti.Mi chiedo cosa sono.
Porto calmo de abrigo
De um futuro maior
Porventura perdido
No presente temor
Não faz muito sentido
Não esperar o melhor
Vem da névoa saindo
A promessa anterior
Quando avistei ao longe o mar
Ali fiquei
Parado a olhar
Sim, eu canto a vontade
Canto o teu despertar
E abraçando a saudade
Canto o tempo a passar
Quando avistei ao longe o mar
Ali fiquei
Parao a olhar
Quando avistei ao longe o mar
Sem querer deixei-me ali ficar
domenica 12 aprile 2009
Pasqua 2009
Di giorno nebbia nuvole e vento di scirocco riempiono le giornate
La mente corre lontano nel tempo passato, pensieri tristi
Avvenimenti trascorsi, anniversario di un’età che va.
Allegria e gioia per la festa di Pasqua
Sorrisi, allegria e soddisfazioni per il regalo ricevuto.
I bimbi stringono fra le mani uova colorate di cioccolato
Le mamme vedono i propri figli crescere - orgoglio di vita che si tramanda -
La campagna è un incanto, prati verdi, papaveri e fiori campestri
danno un tocco magico alla terra che si veste di nuovi colori
Il cinguettio degli uccelli, il canto dei merli risuona nell’aria
fino a che il giorno non diventa notte.

giovedì 2 aprile 2009
IL TUO SORRISO

IL TUO SORRISO
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l' aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d' improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d' aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amore mio, nell' ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d' improvviso
vedi che il mio sangue macchina
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
Pablo Neruda
mercoledì 1 aprile 2009
Colori della Primavera

fiori campestri lungo il ciglio delle strade
mandorli e peschi in fiore
Tra tenui colori e lievi suoni nell’aria
una rondine volteggia tra i rami di mandorlo
Un lento risveglio di primavera
Cielo e mare si identificano all’orizzonte
il cielo veste di grigio
il mare veste di azzurro chiaro
Due pagine unite da sfumature di colore
scrivo con la penna indelebile
I dolori e le gioie del mio cuore
Poi… tagliarle, fare coriandoli , No…
le conserverò nelle pieghe dell’anima
le farò ingiallire nel tempo
Sarà il racconto di me.

